connessione

Terza riflessione condivisa, dopo impatto e disagio, la nuova parola su cui vorrei invitarvi ad una riflessione è connessione.

Ennesima necessaria premessa, scrivo e condivido questi pensieri prima di tutto per me stesso, perchè mi piace dopo anni ritrovare questi piccoli scritti, sono una sorta di fotografia della mia mente. Il secondo motivo è che dal momento in cui li condivido ricevo riscontri e riflessioni spesso molto interessanti e utili. Purtroppo ad oggi non sono riuscito ad abilitare un sistema di commenti sul blog e questa parte è relegata a facebook, se vi interessa qui trovate i commenti al primo post impatto e qui i commenti al secondo post disagio.

Connessione è termine spesso associato ad internet, mezzo di comunicazione di cui stiamo abusando di questi tempi di lockdown e corona-virus. Connessione però è anche un termine che in questi giorni ci dovrebbe far riflettere più di prima sul quanto siamo tutti connessi in questo piccolo mondo e quanto le nostre scelte ricadano con un inevitabile impatto sul nostro vicino di casa, sui nostri amici e sulla società nella quale viviamo.

E’ molto evidente ora il fastidio che alcuni provano vedendo altre persone che disattendono le dure regole del lockdown, molti vorrebbero segnalare o responsabilizzare questi gesti che sembrano proprio completamente irresponsabili perchè rischiano di vanificare il sacrificio di tutti gli altri.

Ma fino a pochi giorni fa, non sembrava così irresponsabile chi ci chiedeva: “serve la fattura?”, invitando ad una evasione che avrebbe impattato sulla nostra società. O chi guidava in auto oltrepassando i limiti, al cellulare senza auricolare, rischiando di causare un grave incidente che avrebbe impattato sulla nostra società, sui costi della polizza assicurativa, sulla vita di qualche ignaro passante, sui costi della sanità pubblica. O chi continuava a comprare cacao dalla azienda nota per sfruttamenti invece del cacao dell’ altra azienda, anche se costava un pochino di più.

L’ elenco potrebbe essere proseguire all’ infinito, e non fraintendetemi, non mi sto mettendo su nessun pulpito, perchè quello ai 140 in autostrada al telefono ero io, sarebbe però indubbiamente un mondo migliore se ognuno di noi da oggi iniziasse a valutare con più responsabilità le azioni che compie, perchè siamo inevitabilmente connessi ed impattiamo sempre sugli altri e sulla società, anche se ci sentiamo più furbi e scaltri, alla fine impattiamo, spesso in modo negativo, soprattuto perchè stiamo dando un cattivo esempio per altri.

Concludo la pesantezza con una nota più leggera, con una dedica speciale ad uno degli artisti che più apprezzo ed ho apprezzato.

In questo concerto potete sentire ad 1ora e 58minuti una bottiglia che cade a terra con un suono piuttosto fragoroso, ebbene lo confesso, sono stato io! Ho testimoni che possono confermare la cosa e soprattutto l’assoluta intenzionalità della cosa. Ai tempi ero molto connesso a Vinicio, vedevo 3-4 suoi concerti all’anno e sapevo che adorava esibirsi in luoghi come il Naima Club, per il rumore di bottiglie del bar sempre aperto in sala e perchè riteneva “piacevole potersi esibire davanti a persone al suo stesso livello”. Ebbene l’evoluzione della mia sensazione è stata la seguente: ora faccio cadere la bottiglia perchè il sound si sposa benissimo al momento, appena fatta cadere: soddisfazione massima, perchè era uscito proprio bene, al momento giusto. Subito dopo però provai un pentimento amarissimo perchè il vicino mi redarguì con un tono molto severo. Ancora un attimo dopo e provai la gioia per la connessione massima con il mio artista preferito, perchè come potete vedere lui stesso fece segno: va benissimo e sembrò quasi dirmi: complimenti per il tempismo. Passarono pochi attimi e tornai a pentirmi del mio gesto perchè avevo dato un pessimo esempio e come potete sentire, tutto il pubblico iniziò a buttare bottiglie a terra.

Sappiate che Vinicio Capossela tutte le sere fa una premiere piena di spunti di riflessione molto più profondi dei miei sulla sua pagina facebook.

Buona quarantena e buon lockdown a tutti, sperando di poter tornare presto a riabbracciarci e ritrovarci un po’ più responsabili dell’ impatto e della connessione per causare meno disagio a tutta la società di cui facciamo tutti parte.